Corsa alla Champions, corsa alla panchina dell’Italia: Allegri e Conte si sfidano anche per il ruolo di ct della Nazionale. Mancini sullo sfondo.
Il finale di questa Serie A sta assumendo i contorni di un vero e proprio thriller politico-sportivo. Non è più solo una questione di piazzamenti in classifica o di un prestigioso secondo posto: in palio c’è la guida tecnica della Nazionale Italiana, un trono che vede sfidarsi i due allenatori più vincenti del nostro calcio contemporaneo, con un convitato di pietra d’eccezione come Roberto Mancini. La volata verso la panchina azzurra si intreccia indissolubilmente con i destini dei club, rendendo le prossime settimane decisive per gli equilibri del 2026. Ne fa un punto La Gazzetta dello Sport.
Antonio Conte CT dell’Italia: il ritorno di fiamma è possibile
Antonio Conte sembra aver lanciato messaggi inequivocabili. Il tecnico salentino non ha mai nascosto il legame viscerale con la maglia azzurra e l’idea di un “Conte-bis” sta guadagnando una credibilità senza precedenti. A rendere lo scenario ancora più concreto è l’atteggiamento di Aurelio De Laurentiis: il patron del Napoli, a differenza del passato, non ha alzato barricate, aprendo anzi alla possibilità di una separazione consensuale qualora Antonio decidesse di rispondere alla chiamata della Federazione. Per Conte, tornare a Coverciano rappresenterebbe la chiusura di un cerchio e la sfida definitiva per riportare l’Italia ai vertici mondiali dopo le recenti delusioni.
Massimiliano Allegri tra il Milan e l’ambizione azzurra
La posizione di Max Allegri è decisamente più complessa e paradossale. Arrivato al Milan nel maggio 2025 con l’obiettivo della restaurazione rossonera, il livornese si trova ora davanti a un bivio. Se da un lato il club di via Aldo Rossi lo blinda — forte di un contratto che con la Champions si estenderebbe fino al 2028 — dall’altro Allegri è pronto a far saltare il banco. La sua permanenza a Milano è legata a doppio filo al potere decisionale sul mercato: Max pretende campioni fatti e finiti, giocatori con il “DNA vincente” per colmare il gap europeo. Senza garanzie su acquisti di peso (come i nomi di Lewandowski o Goretzka emersi recentemente), l’ipotesi Nazionale diventerebbe per lui una via d’uscita regale e un’opportunità irrinunciabile.
Il fattore Mancini e la scadenza del 22 giugno
In questo scontro tra titani, Roberto Mancini appare attualmente più defilato. Nonostante l’imminente addio ai qatarioti dell’Al Sadd – con i quali ha eliminato l’Al-Hilal di Inzaghi in Champions e vinto il campionato – lo renda un “parametro zero” di lusso, il tecnico sembra aver perso terreno rispetto alla foga di Conte e alla solidità di Allegri. Il vero arbitro della contesa sarà però il tempo: le elezioni del nuovo presidente federale il 22 giugno rappresentano la dead-line oltre il quale i club non potranno più permettersi incertezze. La Lega Serie A preme per Malagò, ma chiunque siederà in via Allegri dovrà decidere in fretta se affidarsi al pragmatismo di Max o al furore agonistico di Antonio.




