Bastoni non ha insegnato nulla? Simulazioni di Loftus-Cheek e Vlahovic: c’è un problema

Bastoni non ha insegnato nulla? Simulazioni di Loftus-Cheek e Vlahovic: c'è un problema

Nonostante viviamo in un’epoca dominata dall’occhio onnisciente della tecnologia, il calcio sembra non riuscire a liberarsi del tutto della sua componente più teatrale e, per certi versi, controversa: la simulazione. Nel 2026, con il VAR che seziona ogni centimetro di campo e telecamere in 4K pronte a smascherare anche il più piccolo battito di ciglia, cercare di ingannare l’arbitro assomiglia sempre più a un “azzardo analogico” in un mondo digitale. Eppure, come dimostrano i casi recenti, la tentazione di ottenere un vantaggio attraverso la “malizia” resta un istinto difficile da sradicare, specialmente quando la posta in gioco si alza e i nervi sono tesi.

Il caso di Alessandro Bastoni nel Derby d’Italia rappresenta probabilmente il “corto circuito” più clamoroso del sistema. Riuscire a indurre l’arbitro in errore, portando all’espulsione di Kalulu per un contatto inesistente, ha evidenziato un limite del regolamento sul controllo del Var in occasione del doppio giallo.

Tuttavia, le ultime ore di campionato hanno confermato che questa tendenza non è un caso isolato. Il tentativo di Loftus-Cheek contro il Sassuolo e il crollo di Dušan Vlahović nel concitato finale contro l’Hellas Verona, raccontano la frustrazione di chi vede sfuggire l’obiettivo.

 

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