Milan, il futuro sarà ancora di Allegri? Pro e contro… ma la Champions è decisiva

Milan, il futuro sarà ancora di Allegri? Pro e contro... ma la Champions è decisiva

Il cammino del Milan dopo il derby vinto ha rimesso tutto in discussione: la Champions è in bilico, ma a prescindere avrebbe senso continuare con Allegri?

Il Milan si trova davanti allo specchio e l’immagine che vede riflessa è quella di un Giano Bifronte: da una parte il Signor Champions” Massimiliano Allegri, l’uomo che mastica l’Europa che conta come un automatismo statistico; dall’altra, una squadra che dopo l’illusione del derby ha iniziato a viaggiare a ritmi che, tolta la nobiltà dello stemma, sarebbero da piena lotta salvezza. Le ultime due giornate non decideranno solo il bilancio di un anno, ma l’intero assetto del club fino al 2028.

La caduta libera del Milan: dall’illusione Scudetto alla crisi

L’entusiasmo post-derby si è trasformato in un incubo numerico quasi inspiegabile. Raccogliere appena 7 punti in 8 giornate significa analizzare un Milan che, nell’ultimo bimestre, è stato superiore solo a compagini come Verona, Pisa e Lecce. La “cura Allegri”, volta a stabilizzare la difesa, ha finito per prosciugare completamente la fonte del gioco.

Il crollo della produzione offensiva, passata dai 26 gol della gestione Conceição ai miseri 18 attuali, spiega plasticamente perché la Roma di Malen sia riuscita nell’aggancio a quota 67 punti. Il dato più allarmante resta però la pericolosità dimezzata: passare da quasi 6 tiri nello specchio a soli 3,6 indica che la squadra non è solo sfortunata, ma ha smesso di produrre occasioni concrete.

Il paradosso Allegri: la Champions con Max è “quasi” automatica

Nonostante il “non-gioco” e le critiche feroci, la dirigenza si aggrappa al dogma allegriano. La statistica che vede Max vincente nel 90% dei casi (10 volte su 11 in Champions sul campo) è l’unico ammortizzatore sociale rimasto a Milanello.

Per Allegri, centrare l’obiettivo significherebbe non solo rispondere alle critiche, ma soprattutto blindare la propria panchina. La clausola per il rinnovo fino al 2028 è il vero ago della bilancia: una garanzia di continuità che, però, in caso di fallimento, si trasformerebbe nel certificato di fine progetto per lui e, verosimilmente, per l’intero assetto guidato da Furlani e Tare.

La Roma ha l’inerzia del momento e i gol di un Malen in stato di grazia, ma il Milan ha l’esperienza del suo tecnico nelle volate finali. La qualificazione è diventata una questione di pura sopravvivenza economica: i circa 70 milioni della nuova Champions sono l’unico modo per evitare i “sacrifici dolorosi” sul mercato e per dare un senso a un girone di ritorno che, finora, ha regalato più sbadigli che gioie.

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