Van Basten rapito: era tutto pronto, poi saltò per “colpa” dell’Inter. Il retrocescena clamoroso

Van Basten rapito: era tutto pronto, poi saltò per "colpa" dell'Inter. Il retrocescena clamoroso

C’erano anni in cui il Milan dominava in Europa e in città regnava la paura a causa dei tanti rapimenti: anche Van Basten poteva essere una vittima, ma…

Un incredibile spaccato di storia criminale e sportiva è emerso dall’intervista rilasciata al Corriere della Sera da Giampaolo Manca, 72 anni, storico esponente della Mala del Brenta noto come il “Doge”. Oggi uomo libero, Manca è tornato a Milano per presentare al cinema Teatro Martinitt il docufilm sulla sua vita, “Il Doge: ritratto di una redenzione”, diretto dalla compagna Gianna Isabella Magliocco. Nel suo racconto emergono due clamorosi aneddoti che legano a doppio filo la malavita milanese, lo stadio di San Siro e i più grandi campioni del calcio dell’epoca.

Il piano per rapire Van Basten e la latitanza a San Siro: le rivelazioni del “Doge” Giampaolo Manca

Il folle piano di Vallanzasca: “Rapire Van Basten? No, favoriremmo l’Inter”

Durante gli anni passati dietro le sbarre, Manca ha condiviso la cella con il capo della Banda della Comasina, Renato Vallanzasca. Tra una confessione e l’altra, emerse un incredibile piano di sequestro che avrebbe potuto cambiare la storia del calcio:

“Vallanzasca aveva un piano per rapire Van Basten”

“Ci volevamo bene ed era milanista come me. Mi raccontò di avere preparato un piano per rapire Marco Van Basten e chiedere un riscatto. Diceva che lo avevano pedinato per mesi. Poi rinunciò perché non voleva fare un favore all’Inter“.

Un paradosso tutto legato alla fede calcistica: il “Bel Renè”, da accanito tifoso rossonero, preferì rinunciare a un riscatto miliardario pur di non indebolire il Milan e dare un vantaggio ai rivali nerazzurri.

In tribuna a San Siro da latitante (e la doppietta di Rombo di Tuono)

Manca ha poi ricordato un aneddoto risalente ai primi anni della sua carriera criminale, quando — già ricercato dalla polizia — decise di sfidare la sorte pur di non perdersi una partita del suo Milan a San Siro: “Ero giovane ma già ricercato dalla Polizia, così mi rifugiai da amici a Milano. Ma una domenica, a San Siro, non resistetti: il Milan giocava col Cagliari e io ci andai di nascosto. Finì 2-2, con la doppietta di Gigi Riva.”

Quella bravata, tuttavia, segnò la fine della sua libertà di movimento nella città meneghina a causa di una inaspettata inquadratura televisiva: “La sera mi chiama mio fratello gemello Fabio: mi dice che mi avevano visto in televisione allo stadio. Da quel momento capii che non era più possibile muoversi liberamente a Milano, sapevano tutti che mi nascondevo lì”.

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