La sfida tra Portogallo e Croazia si è consegnata alla storia come una delle partite più folli e drammatiche di questo Mondiale. Al minuto 104, con i croati già in campo a festeggiare il gol del pareggio firmato da Gvardiol che avrebbe prolungato la battaglia ai supplementari, l’arbitro norvegese Eskas ha gelato lo stadio dirigendosi al monitor del VAR. Sugli schermi televisivi di tutto il mondo è improvvisamente comparsa una piccola onda grafica, un vero e proprio “elettrocardiogramma” della sfera che ha cambiato il destino del match. Quella traccia impercettibile ha catturato la spizzata di testa di Matanovic, con la palla poi carambolata su Pasalic, pescato alla fine in posizione irregolare. Gol annullato e Croazia eliminata.
Connected Ball al Mondiale: il cuore tecnologico all’interno di “Trionda”
A decidere una delle sfide più importanti del torneo non è stato dunque l’occhio umano, ma la tecnologia Connected Ball sviluppata da FIFA insieme ad Adidas per il pallone ufficiale di questo Mondiale, denominato Trionda. Il cuore di questo sistema è un minuscolo sensore IMU (Inertial Measurement Unit), un’unità di misura inerziale posizionata esattamente al centro della sfera. Di seguito la spiegazione de La Gazzetta dello Sport.
Questo chip lavora a una frequenza strabiliante di 500 Hz, il che significa che invia dati su accelerazioni, rotazioni e movimenti tridimensionali ben 500 volte al secondo. Per capire la portata di questa tecnologia, basti pensare che le normali riprese televisive viaggiano a circa 50 fotogrammi al secondo. Il sensore permette così di individuare con una precisione chirurgica l’istante millesimale dell’impatto, rendendo visibili anche deviazioni impercettibili a occhio nudo come quella operata da Matanovic.
Dall’intelligenza artificiale al verdetto del campo: niente gol per Gvardiol e Croazia eliminata
Il flusso di dati generato dal chip all’interno del pallone viene trasmesso in tempo reale direttamente alla sala VAR. Qui le informazioni si incrociano con quelle raccolte da 16 telecamere di tracciamento ottico installate all’interno dello stadio. Questi dispositivi monitorano costantemente sia il pallone che i calciatori, rilevando fino a 29 punti di riferimento per ogni singolo atleta per 50 volte al secondo.
Un sofisticato algoritmo di intelligenza artificiale elabora questa mole enorme di dati in pochissimi istanti, generando avvisi automatici per i guardalinee video. Si tratta della colonna portante del fuorigioco semiautomatico, fondamentale non solo per tracciare le linee geometriche ma soprattutto per stabilire il momento esatto in cui parte il passaggio. Lo stesso sistema si rivela prezioso per convalidare tocchi di mano o deviazioni altrimenti invisibili. Lo strumento offre una precisione geometrica, ma l’ultima parola spetta sempre all’uomo.




