Nonostante viviamo in un’epoca dominata dall’occhio onnisciente della tecnologia, il calcio sembra non riuscire a liberarsi del tutto della sua componente più teatrale e, per certi versi, controversa: la simulazione. Nel 2026, con il VAR che seziona ogni centimetro di campo e telecamere in 4K pronte a smascherare anche il più piccolo battito di ciglia, cercare di ingannare l’arbitro assomiglia sempre più a un “azzardo analogico” in un mondo digitale. Eppure, come dimostrano i casi recenti, la tentazione di ottenere un vantaggio attraverso la “malizia” resta un istinto difficile da sradicare, specialmente quando la posta in gioco si alza e i nervi sono tesi.
Il caso di Alessandro Bastoni nel Derby d’Italia rappresenta probabilmente il “corto circuito” più clamoroso del sistema. Riuscire a indurre l’arbitro in errore, portando all’espulsione di Kalulu per un contatto inesistente, ha evidenziato un limite del regolamento sul controllo del Var in occasione del doppio giallo.
Immagino i fischi assordanti che subirà Loftus-Cheek per questa vergognosa simulazione… pic.twitter.com/5DItf0R1u0
— Drizzy Campione d’Italia ⭐️⭐️ (@drizzyduestelle) May 3, 2026
Tuttavia, le ultime ore di campionato hanno confermato che questa tendenza non è un caso isolato. Il tentativo di Loftus-Cheek contro il Sassuolo e il crollo di Dušan Vlahović nel concitato finale contro l’Hellas Verona, raccontano la frustrazione di chi vede sfuggire l’obiettivo.
#włoskarobota Czy Vlahovic przeżył to starcie? Jest cały? https://t.co/zxH8IyyLOA
— Karol Żak (@karolzak2) May 4, 2026




