Santiago Castro, attaccante del Bologna, ha parlato ai microfoni de ‘La Gazzetta dello Sport’. Tra futuro, obiettivi e tatuaggi: ecco le parole dell’argentino!
Da due anni ormai alla guida dell’attacco del Bologna di Vincenzo Italiano, Santiago Castro si sta guadagnando sempre di più i riflettori del panorama calcistico europeo. L’argentino classe ’04, acquistato dai rossoblù per circa 12 milioni di euro, ha già – con 5 partite in meno – migliorato il bottino di gol raccolto nella stagione precedente, e si prepara ora ad un finale di stagione intenso. Tra Europa League, futuro e nazionale italiana: l’ex Velez si è raccontato ai microfoni de ‘La Gazzetta dello Sport’. Di seguito le sue parole.
Bologna, Castro: “Il calo in Serie A? Ecco come me lo spiego! Su Spalletti e la nazionale…”
Di seguito le parole di Santiago Castro, rilasciate da ‘La Gazzetta dello Sport’ e riprese dal sito web ufficiale.
Santiago, quanti tatuaggi ha? “Ventitré. Appena tornerò in Argentina ne ho uno da fare e uno che vorrei fare…”.
Coppa Italia e magari Europa League? “Corretto. Ho letto che prima della doppia sfida contro la Roma, Fede (Bernardeschi, ndr) ha detto: “Vogliamo arrivare in finale”. Sembrava un eccesso, ma poi l’ostacolo, durissimo, l’abbiamo superato. Mi trovo spesso d’accordo con Berna. Il verbo “voglio” è un chiodo fisso, poi è chiaro che lo devi accompagnare con il lavoro costante, duro. La sola parola non porta a niente. A livello di obiettivi devi sempre cercare tutto, pure la finale e il massimo di Europa League”.
In Europa super e in Serie A… così così: perché? “Questione mentale, magari anche stanchezza: giocare in Europa ti fa sentire a posto, a grandi livelli, è bellissimo, ma negli ultimi due mesi avevamo giocato il giovedì alle 21 e la domenica alle 15. E alla lunga lo senti. Non è giustificarsi, dico che conta moltissimo la testa perché ci siamo sempre allenati al centomila per cento. Eppure…”.
Una spiegazione da campo c’è? “Il periodo veramente no è cominciato dopo la finale di Supercoppa persa contro il Napoli. Perché sei lì, hai un trofeo a un centimetro: e se poi non lo prendi, beh, ci resti male. E te la porti dietro”.
Castro: “Convocazione al Mondiale? Ho sempre la nazionale in testa, lo sanno tutti”
Contro i Villans, ci sono due ko da vendicare. “È così. La ricordo la partita di settembre: presi una traversa, non facemmo affatto male, anzi…”.
Stavolta vedrà Dibu Martinez. “È vero… In quella prima partita non giocò lui: per mio fratello che vorrebbe diventare portiere Dibu è un idolo; per me è un campione ma soprattutto una bella persona che conobbi quando venni convocato dall’Argentina. La prima sfida è in casa: non so perché al Dall’Ara fatichiamo, credo sia un fatto di testa”.
Lei piace a molti club d’Europa: se la sente di dire che resterà a Bologna un altro anno almeno? “Mancano due mesi alla fine della stagione e col Bologna sto da dio, mi sento in una vera famiglia. Per cui oggi penso solo a questa famiglia, però non mi va di dire “resterò ancora tanti anni” e fare eventuali figure di chi parla tanto per parlare. Del mercato non si sa mai ma vi ricordo che oltretutto ho rinnovato poco tempo fa, quindi…”.
L’Argentina al Mondiale c’è: il sogno continua? “Continua eccome. Che ci vogliano due mesi, un anno, tre, quattro o dieci io ho sempre la nazionale in testa. Lo sanno tutti ed è per questo che, ringraziando e mostrando il massimo rispetto per una nazionale come l’Italia, dissi di no”.
Le hanno ri-chiesto un “sì”, dopo Spalletti? (ride) “No, no: semmai i ragazzi qui (i compagni, ndr) qualche battuta l’hanno fatta…”.




