Uno dei protagonisti assoluti di questa galoppata del Como, Lucas Da Cunha, si è sbilanciato sul finale di stagione: il Como adesso crede davvero nella qualificazione in Champions League?
Intervistato dai microfoni di Sky Sport, Lucas Da Cunha ha parlato del finale di stagione e del cammino incredibile del Como. Per la prima volta, forse, uno dei lariani si è sbilanciato: “Più difficile andare in Nazionale o la Champions del Como? Bella domanda, ma dico la prima“. Di seguito l’intervista integrale come riportata da TuttoMercatoWeb.com.
Como, le parole di Da Cunha
“Sono arrivato 3 anni fa ed eravamo in Serie B. Sono venuto per giocare, per prendere fiducia. La B è stata molto difficile, lì c’è un calcio differente, più diretto ed era dura. Sapevo di avere qualità ma non ero venuto a fare il fenomeno“.
Che significa per lei la fascia?
“Essere il capitano è una cosa veramente incredibile, soprattutto in una squadra dove ti senti a casa e hai la fiducia di tutti. Sono molto contento“.
Lei era arrivato e Fabregas giocava al Como, dopo pochi mesi è diventato il suo allenatore. Che ha significato?
“Prima avevamo una relazione come da amici, poi però abbiamo dovuto cambiare perché ora è il mio allenatore. Sono stato molto contento, comunque, sapevo che sarebbe diventato un grande allenatore e oggi lo stiamo vedendo. Fabregas ha parlato bene di me perché, non parlando solo di calcio, per lui è importante avere a che fare con delle persone di valore. E da giocatore dice di non aver paura di giocare, venire a prendersi il pallone, cose che anche io penso. E vuole che conosciamo benissimo la tattica, così da poterla fare anche quando lui non c’è“.
Chi ha più talento nella vostra squadra?
“Non posso fare un nome solo, ma credo di poter dire a nome di tutti che Nico Paz sia veramente un top player“.
Ci racconta della sua storia con Bafetimbi Gomis?
“Quando ero piccolo sono andato allo stadio di Saint-Étienne a vedere una partita, sono entrato in campo con lui: ero molto timido ma mi ha fatto sentire bene. Per me è stato un passaggio molto importante. Alla fine di una partita contro la Roma la mia ragazza mi ha detto di uscire dallo stadio e lì c’era Gomis, siamo stati a parlare venti minuti ed è stato speciale“.
Portogallo o Francia, qualsiasi nazionale dovesse scegliere sarebbe dura. Ci crede?
“Oggi vedo la nazionale un po’ di più come un obiettivo, sento che se continuo a fare bene posso meritarla anche io. Ma non ci penso, sono concentrato solo a fare il mio lavoro con il Como. Se mi chiameranno, sono contento“.




