Gabriele Gravina davanti all’assemblea federale, poco prima delle votazioni per l’elezione del nuovo presidente della FIGC, ha preso parola. Il numero uno uscente ha tracciato il bilancio dei suoi quasi otto anni di mandato, scagliandosi contro la burocrazia, il ministro Abodi e i retroscena legati ai dossieraggi, spiegando i veri motivi che lo hanno spinto a fare un passo indietro tra le lacrime e la standing ovation della sala.
Gravina “attacca” la burocrazia italiana e il ministro Abodi
Nel tracciare il bilancio del suo lungo percorso alla guida del calcio italiano, il presidente uscente ha voluto evidenziare i limiti strutturali e legislativi che frenano la crescita dei giovani talenti nel nostro Paese, raccogliendo i sonori applausi dell’assemblea: “Seppure avessimo avuto un nostro Yamal, non avrebbe potuto giocare con la nostra Nazionale prima dei 18 anni, un tempo decisamente troppo tardi nel calcio di oggi”. Gravina ha poi rivolto un duro affondo al ministro per lo Sport Andrea Abodi, criticando aspramente il recente provvedimento governativo che va a colpire direttamente la gestione dei settori giovanili della Federazione.
I motivi del passo indietro alla FIGC: “Una scelta di dignità”
L’ex capo della FIGC ha spiegato senza filtri che la decisione di non ricandidarsi e di rassegnare le dimissioni è stata convinta, meditata e molto sofferta, ma necessaria per tutelare l’istituzione: “Una scelta di dignità personale e di responsabilità istituzionale. Sono sempre stato un orgoglioso combattente ed un fiero oppositore di chi ha cercato la strada dell’emotività popolare per forzare cambi di persone, evidentemente non allineate e poco gradite, senza un supporto di tangibili motivazioni rinvenibili nel nostro sistema. Questa volta, ho deciso di restituirvi il mandato perché il livello di personalizzazione aveva attinto sempre più da vicino il nostro sistema e ho sentito forte il dovere di impedire che la Federazione fosse trascinata in un vortice che l’avrebbe fortemente provata e divisa. Il mio passo indietro serve oggi a stimolare riflessioni, rivedere posizioni, rapporti e a rinforzare il nostro percorso di rigenerazione”.
Le denunce di dossieraggio e la difesa dell’autonomia: le parole di Gravina
Il passaggio più duro del discorso ha riguardato le vicende extra-calcistiche e le inchieste giudiziarie che lo hanno visto coinvolto negli ultimi tempi, ribaltando i ruoli e dichiarandosi vittima di una precisa strategia politica e mediatica: “Ho subito il peso di attacchi personali e strumentali, addirittura i più infimi dossieraggi, tanto che oggi mi trovo ad essere parte offesa di questo progetto di dossieraggio e tutti conosciamo i nomi dei progettisti. Ho sempre operato con un unico faro: la tutela del calcio italiano, dalla base della Piramide al vertice della Nazionale, provando a governare una complessità e difendendo l’autonomia di questo mondo da una bramosia di ‘occupazione’ che ha provato a trasformare la nostra grande famiglia in un’azienda o addirittura in un ministero. Ma noi siamo diversi e migliori di come alcuni ci descrivono, siatene sempre orgogliosi”. Al termine del suo sfogo e dei ringraziamenti, l’intera platea si è alzata in piedi tributandogli una lunghissima standing ovation, che ha visibilmente commosso il presidente uscente, apparso con gli occhi lucidi sul podio dei relatori.




