Clima teso in casa Juventus in vista del summit societario previsto martedì, quando John Elkann incontrerà i suoi uomini di fiducia per definire assetti e strategie della prossima stagione. Al centro delle discussioni ci sarà soprattutto la posizione dell’amministratore delegato Damien Comolli, finito nel mirino per una serie di decisioni e comportamenti che avrebbero incrinato i rapporti interni alla Continassa.
Tra le principali contestazioni emerge la gestione del mercato, in particolare la lunga trattativa con il Paris Saint-Germain per il ritorno di Randal Kolo Muani. Dopo settimane di negoziati senza accordo, la Juventus aveva virato su Lois Openda, operazione rivelatasi però deludente sul piano tecnico. L’attaccante, arrivato con aspettative elevate, non è riuscito a inserirsi nei meccanismi tattici prima di Igor Tudor e successivamente di Luciano Spalletti.
Proprio il rapporto con Spalletti rappresenta uno dei nodi più delicati. L’allenatore avrebbe manifestato forte insoddisfazione per il mancato arrivo di un centravanti fisico richiesto a più riprese durante il mercato invernale. Diversi obiettivi, da Jean-Philippe Mateta a Youssef En-Nesyri, non si sono raggiunti, alimentando tensioni tra area tecnica e dirigenza.
La gestione Vlahovic e Yildiz non ha convinto
Critiche anche sulla gestione contrattuale di Dusan Vlahovic, secondo la Gazzetta dello Sport. La strategia iniziale di accompagnare il giocatore verso la scadenza del contratto sarebbe cambiata troppo tardi, costringendo ora il club a trattative complicate per evitare una separazione a parametro zero.
Sul tavolo del confronto finirà anche il tema relativo al rinnovo di Kenan Yildiz. Secondo indiscrezioni, la trattativa avrebbe rischiato seriamente di saltare a causa delle resistenze di Comolli sull’aumento dell’ingaggio, poi sbloccata grazie alla mediazione di Giorgio Chiellini e all’intervento diretto di Elkann.
Oltre agli aspetti tecnici e finanziari, nella dirigenza bianconera peserebbero anche questioni legate ai rapporti umani. A Comolli è contestata una certa distanza nei confronti di dipendenti, giocatori e staff tecnico, con una comunicazione giudicata poco empatica. Anche la difficoltà nell’utilizzo della lingua italiana avrebbe complicato l’inserimento all’interno dell’ambiente juventino. Le prossime ore saranno quindi decisive per capire quale direzione prenderà il club e se la posizione dell’attuale amministratore delegato resterà solida oppure verranno avviati cambiamenti significativi nella struttura dirigenziale bianconera.




