La stagione del Milan si è conclusa nel peggiore dei modi, tra contestazioni, delusione e una rivoluzione societaria ormai inevitabile. La sconfitta casalinga contro il Cagliari ha sancito definitivamente il fallimento del progetto rossonero, portando all’esonero di Giorgio Furlani, Igli Tare, Massimiliano Allegri e Geoffrey Moncada. Un terremoto che coinvolge proprietà, dirigenza e area tecnica, ma che non può assolvere i giocatori dalle loro responsabilità come riportato da La Gazzetta dello Sport.
Il crollo del Milan ha una data precisa: il 15 marzo, giorno della sconfitta contro la Lazio all’Olimpico. Fino a quel momento i rossoneri erano ancora pienamente in corsa per lo scudetto. Dopo quella gara, però, qualcosa si è spezzato definitivamente nello spogliatoio. La squadra ha perso sicurezza, intensità e soprattutto personalità, collezionando sei sconfitte nelle successive dieci partite.
Sul campo, i problemi sono diventati evidenti settimana dopo settimana. L’attacco ha smesso di segnare con continuità già dall’inizio del 2026, mentre nelle ultime giornate è crollata anche la solidità difensiva, unico vero punto di forza della stagione rossonera. Il Milan è apparso confuso, prevedibile e incapace di sviluppare una manovra offensiva organizzata, affidandosi quasi esclusivamente alle ripartenze.
A rendere ancora più pesante il finale di stagione hanno contribuito tensioni interne e continui rumors attorno al club. Le indiscrezioni sui dissidi tra società, allenatore e dirigenti hanno inevitabilmente destabilizzato l’ambiente. Anche Sergio Conceição aveva parlato di uno spogliatoio indebolito dall’assenza di una società forte. Tra polemiche, pressioni e risultati negativi, il Milan si è lentamente sgretolato fino al definitivo tracollo finale.




