Da “pozione magica” a pretesto per furiose liti: ecco quando il ritiro ha cambiato il destino del Diavolo.
Il Milan ha deciso: da domani comincia il ritiro punitivo a Milanello per cercare di uscire da una crisi esistenziale che ha dilapidato il vantaggio sulla quinta in classifica. Cinque giorni per parlarsi e ritrovare quello spirito necessario per le sfide decisive contro Genoa e Cagliari. Sebbene “ritirarsi” faccia rima con compattarsi, la storia rossonera insegna che non sempre questa mossa garantisce il lieto fine.
Il “metodo Allegri” e il talismano Genoa
Per Massimiliano Allegri, il ritiro rievoca ricordi dolci e amari. Nel 2012-13, dopo una partenza shock con cinque sconfitte nelle prime otto gare, la squadra fu spedita in ritiro punitivo dopo 14 anni di assenza di tale provvedimento. La svolta arrivò subito: vittoria 1-0 contro il Genoa (gol di El Shaarawy) e una rimonta che portò i rossoneri fino al terzo posto finale. Tuttavia, lo stesso Allegri visse il rovescio della medaglia nel novembre 2013, quando un ritiro dopo la sconfitta con la Fiorentina non sortì effetti, anticipando il famigerato 4-3 subito dal Sassuolo che gli costò la panchina.
Nervi tesi: la lite Gattuso-Bakayoko
Uno dei momenti più carichi di tensione risale al maggio 2019. Il Milan era nel caos e un ritardo di un’ora all’allenamento da parte di Bakayoko spinse Rino Gattuso a blindare la squadra per cinque giorni. Il ritiro non portò serenità, anzi: durante la sfida col Bologna esplose una lite furibonda tra l’allenatore e il francese, che si rifiutò di entrare subito in campo. Nonostante il clima elettrico, quel Milan riuscì comunque a infilare quattro vittorie consecutive, mancando la Champions per un solo punto.
I fallimenti: Inzaghi, Mihajlovic e le “Fatal Verona”
Non sempre la clausura ha portato i frutti sperati, diventando talvolta il preludio all’esonero Con Pippo Inzaghi nel 2015, dopo un ko a Udine, la squadra andò in ritiro a tempo indeterminato, ma al rientro subì un pesante 3-1 interno dal Genoa.
Sinisa Mihajlovic nel 2016 mandò tutti in ritiro per “tirare fuori gli attributi”, ma dopo una sconfitta con la Juve arrivò l’esonero inevitabile. Con Gattuso nel 2017, dopo un 3-0 subito a Verona, la società annullò la cena di Natale imponendo quattro giorni di ritiro per “capire cos’è il Milan“. Oggi come allora, il destino di Allegri e del Milan sembra legato a doppio filo al Genoa. La speranza è che questi cinque giorni servano a ritrovare la solidità di un girone fa, trasformando il ritiro nell’ultimo baluardo prima del tunnel dei rimpianti.




