Mondiale, il ct dell’Iran denuncia: “Ci avevano promesso 24 ore di preparazione prima di ogni partita, ne abbiamo avute 16

Il ct dell’Iran, Amir Ghalenoei, ha denunciato le irregolarità negli spostamenti della nazionale, a cui è stato concesso poco tempo per l’analisi pre match.

Nuova polemica per il Mondiale, questa volta è coinvolto ancora una volta l’Iran, che, a causa della complessa situazione geopolitica, è soggetto ad alcune limitazioni negli Stati Uniti. Difatti, nelle settimane antecedenti alla Coppa del Mondo, la nazionale asiatica ha trovato un accordo con la FIFA per poter allenarsi fuori dagli Stati Uniti, avendo però almeno 24 ore per la rifinitura nelle città statunitensi che avrebbero ospitato i match. 

Tale accordo, però, sembra non essere stato rispettato, e a denunciare l’accaduto è stato il ct dell’Iran Amir Ghalenoei, che ha detto: “Avevamo bisogno di 24 ore a Los Angeles, ma ce ne hanno concesse meno di 16, ed è per questo che abbiamo dovuto interrompere gli allenamenti a metà. Queste limitazioni ci hanno reso le cose molto difficili”.

Oltre a tutto ciò, il ct è tornato sui visti negati ai suoi collaboratori, ritenuti pericolosi dalle autorità US: “Un simile comportamento non è adatto a un Mondiale. Non inviti una squadra per poi non accettare il suo staff di supporto. Così fiacchi il morale e affatichi la testa della squadra. Soprattutto per quanto riguarda me, che vorrei concentrarmi su questioni tecniche e invece non ne ho avuto il tempo”.

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Proprio per queste ragioni, la federazione iraniana starebbe dialogando con la FIFA per ammorbidire le restrizioni degli statunitensi, con l’organo internazionale che farebbe da ponte tra le parti. Filtra dunque grande ottimismo, con la situazione che, in vista dell’ultima partita dei gironi, che si giocherà settimana prossima, è destinata a migliorare.

Il tecnico ha infine concluso facendo un appello ai propri colleghi, chiedendo supporto alla propria causa. Da questi, però, non è arrivato alcun segnale, come spiegato dallo stesso Ghalenoei: “Ho posto una domanda agli altri 47 allenatori, e nessuno di loro mi ha risposto. Siamo qui per il calcio, non per la politica, e lo ripetiamo. Le nostre rimostranze riguardano il modo in cui si sono comportati con noi. Non ho sentito nulla dagli altri allenatori (ai Mondiali), e sono sicuro che siano impegnati a preparare le loro squadre e non ci aspettiamo certo che reagiscano. Ma se avessi visto un’altra squadra essere trattata come noi, avrei detto qualcosa”.

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