L’analisi sui dribbling nei top campionati evidenzia il divario della Serie A rispetto a Spagna, Francia e Inghilterra. Pochi italiani nella Top 200 e numeri inferiori anche nelle gare della Italia contro Irlanda del Nord e Bosnia.
Un’analisi sui dribbling di Sky Sport nei principali campionati europei mette in evidenza un dato strutturale: il calcio italiano, rappresentato dalla Serie A, produce meno giocatori capaci di creare superiorità individuale rispetto alle altre grandi leghe. Il focus, basato su dati di club e Nazionale, evidenzia un gap che si riflette sia nei numeri complessivi sia nell’efficacia delle giocate dell’Italia.
Confronto tra nazioni nei dribbling
La Top 200 dei giocatori per dribbling ogni 90 minuti nei top campionati mostra una gerarchia chiara: la Spagna guida con 30 giocatori, seguita dalla Francia con 27 e dall’Inghilterra con 20. Germania e Portogallo si fermano a 11, mentre l’Italia chiude con soli 8 giocatori. In termini numerici e di distribuzione, la Serie A risulta quindi meno rappresentata nelle posizioni di vertice rispetto alle altre leghe, segnale di una minore presenza di specialisti nel dribbling.
Gli italiani presenti in classifica
Tra gli italiani presenti nella Top 200, il primo è Giovanni Palestra al 56° posto, seguito da Fabiano Parisi (63°), Federico Bernardeschi (72°), Matteo Politano (89°), Gaetano Oristanio (93°), Michael Kayode (109°), Riccardo Orsolini (114°) e Nicolo Zaniolo (176°). La presenza è limitata e, soprattutto, concentrata nella parte medio-bassa della classifica, con pochi giocatori capaci di incidere stabilmente nelle prime posizioni.
Il confronto nelle partite della Nazionale
Il divario emerge chiaramente anche nelle partite della Italia contro Irlanda del Nord e Bosnia. Le due avversarie hanno tentato complessivamente 41 dribbling, riuscendone 24, mentre l’Italia si è fermata a 27 tentativi con appena 6 riusciti. Inoltre, nei singoli dati della sfida con la Bosnia, giocatori come Bajraktarević (11 tentativi), Alajbegović (6) e Šunjić (3), oltre a Katić, Dedić, Muharemović e Memić (2 ciascuno), hanno mostrato una maggiore propensione all’uno contro uno. Per l’Italia, l’unico giocatore con almeno 2 dribbling tentati è stato Sandro Tonali, evidenziando una minore iniziativa individuale rispetto agli avversari.
Un problema che incide sullo sviluppo del gioco
Le difficoltà nel dribbling influenzano anche l’impostazione tattica della Italia. Nelle due gare considerate, gli azzurri hanno effettuato 139 lanci lunghi (59 riusciti), contro i 111 delle avversarie (51 riusciti), segno di una ricerca più frequente della soluzione diretta. Questo trend si riscontra anche a livello di club: nella sfida di Europa League tra Bologna e Roma sono stati registrati 157 lanci lunghi complessivi, con una frequenza molto elevata (un lancio lungo ogni 27 secondi di gioco effettivo). Un dato che conferma come il gioco in Serie A tenda spesso a privilegiare soluzioni dirette rispetto alle giocate individuali.




