È già tempo di un piccolo bilancio provvisorio per il primo mese di Roberto D’Aversa alla guida del Torino: più gol e uno Zapata finalmente protagonista.
In appena quattro settimane il Torino ha cambiato volto. Da quando Roberto D’Aversa ha iniziato la sua avventura sulla panchina granata, la squadra ha mostrato segnali evidenti di crescita, sia nel gioco sia nell’atteggiamento. Un mese fa, nel pomeriggio del suo primo allenamento al Filadelfia, il tecnico aveva trovato un gruppo reduce da un momento complicato, soprattutto dopo la deludente trasferta di Genova. Oggi, invece, il Toro appare decisamente più solido, organizzato e competitivo. Il lavoro portato avanti da D’Aversa, insieme al vice Salvatore Sullo e con il supporto del direttore sportivo Gianluca Petrachi, ha già prodotto effetti concreti. Lo si è visto non solo nelle due vittorie casalinghe contro Lazio e Parma, ma anche nelle sconfitte di misura contro Napoli e Milan, arrivate comunque al termine di prestazioni convincenti contro due squadre di alto livello. Il Torino, insomma, sembra aver cambiato passo e comincia finalmente a far emergere quelle qualità che l’allenatore aveva più volte sottolineato.
Torino, con D’Aversa un cambiamento profondo dentro e fuori dal campo
La trasformazione non si è limitata all’aspetto tattico. In questo primo mese, D’Aversa ha inciso anche sulle abitudini quotidiane del gruppo, modificando comportamenti e dinamiche interne. Fin dal primo giorno ha dato grande importanza alle regole, pretendendo disciplina e lo stesso trattamento per tutti. Quando è stato necessario ha alzato i toni, ha preso decisioni forti e ha lasciato fuori chi non dava le giuste garanzie. Una gestione che gli ha permesso di conquistare autorevolezza e fiducia all’interno dello spogliatoio.
Parallelamente, il tecnico ha lavorato senza sosta sul campo per dare alla squadra una struttura precisa. Ha costruito un’identità tattica riconoscibile, basata soprattutto sul 3-4-1-2, con possibili variazioni verso il 3-4-2-1. Il risultato è un Torino più ordinato, più compatto e soprattutto più pericoloso in zona offensiva. I numeri lo confermano: nove gol nelle ultime quattro partite di Serie A significano una media superiore alle due reti a partita. Un dato che racconta bene il nuovo slancio offensivo dei granata.
Più corsa, più pressione e un lavoro su misura: ora il focus è sulla difesa
Ma la crescita del Torino non si spiega soltanto con i moduli. C’è anche un netto miglioramento dal punto di vista atletico e dell’intensità. Una squadra capace di arrivare a quindici conclusioni contro il Milan e di mantenere il baricentro medio intorno ai 53 metri dimostra di aver alzato notevolmente ritmo, aggressività e velocità di gioco. Uno dei punti di forza del lavoro di D’Aversa è stato proprio l’aspetto fisico. Lo staff ha impostato un programma atletico personalizzato per ogni singolo giocatore, partendo dalla condizione iniziale di ciascuno e costruendo un percorso specifico per riportarlo al livello migliore.
I risultati si vedono soprattutto in alcuni casi individuali. Il più evidente è quello di Duvan Zapata, tornato a essere un riferimento importante per la squadra. Anche Simeone ha dato segnali molto incoraggianti, così come altri elementi come Gineitis e Ismajli, cresciuti nelle ultime settimane.
Naturalmente non tutto è stato risolto. Se il Torino oggi segna di più e gioca con maggiore personalità, resta ancora qualcosa da sistemare nella fase difensiva. I gol subiti continuano a essere troppi, ed è proprio su questo aspetto che si concentrerà il lavoro durante la sosta. Per D’Aversa, dunque, inizia adesso una seconda fase: consolidare quanto di buono costruito finora e rendere il Torino più equilibrato. La sensazione, però, è che la strada intrapresa sia quella giusta.




